Costruita per rendere più efficiente la rete dell’acquedotto di Milano, la centrale viene successivamente dismessa e trasformata in uno spazio per attività didattiche prima della definitiva chiusura. Nel 2018 la centrale riapre al pubblico come museo d’impresa, conservando la memoria del sistema idrico cittadino.
La centrale idrica di Milano in Piazza Diocleziano è oggi un museo; al suo interno sono presenti numerosi macchinari storici, che ancora oggi vengono utilizzati in altre centrali e sono funzionali all’estrazione dell’acqua dal sottosuolo e alla distribuzione di questa in maniera capillare. A seguito della creazione di un pozzo, l’acqua nel sottosuolo viene estratta tramite una pompa collegata ad un filtro. L’acqua pompata e filtrata viene successivamente raccolta in grandi serbatoi e successivamente distribuita in tutta la città. L’acqua estratta dal terreno non solo esce dai rubinetti delle nostre case ma anche dalle vedovelle (fontanelle) chiamate così perché il flusso di acqua incessante che esce dalla loro bocca assomiglia al pianto di una vedova. La città di Milano, verso la fine dell’800, viene dotata di un sistema acquedottistico per poter distribuire l’acqua capillarmente con un metodo più efficace rispetto ai singoli pozzi. Questa necessità era dovuta anche all’importante crescita demografica. Inizialmente i progettisti pensavano di prendere l’acqua dalle fonti bergamasche, quindi dal fiume Brembo ma, in seguito si optò per l’estrazione dell’acqua direttamente dal terreno, per la presenza di diversi livelli permeabili. I primi pozzi vennero costruiti in zona Sempione. La centrale Cenisio, aperta nel 1906 e successivamente dismessa nella seconda metà del secolo, è diventata museo nel 2018 quando MM (una società che gestisce gran parte delle reti e infrastrutture all’interno della città di Milano) a seguito dell’acquisizione riuscì a ristrutturarla e restituirla alla cittadinanza creandoci un museo d’impresa e uno spazio per le esposizioni.