Figlio di Leone Fiorentino e Fortunata Caviglia, nacque a Roma il 30 ottobre 1909. A seguito delle leggi razziali si iscrive clandestinamente ad un istituto radiotecnico, ma è costretto a lavorare in un’azienda produttrice di strumenti agricoli. Dopo la fuga in Svizzera con il fratello, viene internato nel campo di Bretaye. Diversi suoi amici e la sua fidanzata frequentano il Liceo Classico Carducci, tessendo un legame di vicinanza e memoria tra vite segnate dalla storia. Un racconto di resilienza e speranza, che riflette la complessità e la forza della comunità del quartiere.
Sposato con Grazia Soliani, visse nella capitale fino al 21 febbraio 1944, quando fu arrestato durante le persecuzioni contro gli ebrei. In un primo momento venne rinchiuso nel carcere di Roma, quindi trasferito al campo di raccolta di Fossoli, principale punto di smistamento per le deportazioni verso i lager nazisti. Il 5 aprile 1944 Fiorentino fu incluso nel convoglio n. 9, diretto ad Auschwitz. Il treno partì da Fossoli e, dopo cinque giorni di viaggio in condizioni disumane, arrivò il 10 aprile nel campo di sterminio. Lì, come per la maggior parte dei deportati italiani, il destino fu segnato: Alberto Fiorentino non sopravvisse alla Shoah. La sua vicenda personale, intrecciata con la tragedia collettiva della deportazione, testimonia la brutalità del sistema nazista e la perdita di migliaia di vite innocenti.