Nel 1944 qui vengono fucilati e poi esposti i corpi di 15 martiri, detenuti sospettati di far parte a vario titolo della Resistenza. L’anno successivo vengono esposti nel piazzale i corpi, a testa in giù, di alcuni gerarchi fascisti, tra cui Benito Mussolini. Oggi è un importante snodo urbano, circondato da negozi e attività commerciali.
Piazzale Loreto è un importante snodo di Milano situato al termine di corso Buenos Aires e all’inizio di viale Monza e di via Padova. È stato un luogo simbolico della guerra e della Resistenza: qui, il 10 agosto 1944, avvenne una strage che segnò profondamente la memoria cittadina. In seguito a un attentato partigiano in viale Abruzzi, il comandante tedesco Theodor Saevecke ordinò una rappresaglia: quindici prigionieri politici furono prelevati da San Vittore e fucilati dai militi della legione “Muti”. I corpi vennero lasciati esposti sul marciapiede per tutta la giornata, accompagnati da un cartello che li definiva “assassini”, con chiaro intento intimidatorio.
Proprio per vendicare quell’eccidio, nell’aprile 1945 i partigiani portarono in piazza i cadaveri di Benito Mussolini, della sua compagna Claretta Petacci e dei gerarchi fascisti giustiziati a Dongo. I corpi, inizialmente lasciati a terra, furono poi appesi per i piedi alla pensilina di un distributore di benzina, davanti a una folla che si radunò numerosa per assistere e infierire. Tra le 11 e le 12 furono esposti i cadaveri più noti, tra cui quello di Mussolini, e infine anche quello di Achille Starace. Nel pomeriggio, su pressione degli Alleati, i partigiani rimossero le salme e le trasferirono all’obitorio di piazzale Gorini. In serata il CLNAI rivendicò la responsabilità dell’esecuzione, definendola necessaria per chiudere un periodo di “vergogne e delitti” e aprire la strada a una nuova Italia. Nel dopoguerra la piazza fu per breve tempo dedicata ai quindici martiri della strage del 1944; oggi il loro sacrificio è ricordato da un monumento realizzato da Giannino Castiglioni, inaugurato nel 1960.